La sicurezza informatica delle PMI: i rischi che nessuno controlla
Le PMI italiane non sono un bersaglio piccolo. Sono un bersaglio facile.
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Quando si parla di attacchi informatici, si pensa alle grandi aziende. In realtà le PMI sono spesso l’obiettivo preferito: hanno dati preziosi (clienti, fornitori, contabilità) ma raramente qualcuno che controlla davvero la sicurezza dei loro sistemi.
La password non basta, e spesso non c’è nemmeno quella
Il problema più comune non è sofisticato: password deboli o riutilizzate, accessi da remoto senza autenticazione a due fattori, dipendenti che aprono allegati senza verificare il mittente. Un attacco su questi punti non richiede competenze avanzate: richiede solo che nessuno abbia mai controllato.
I sistemi vecchi sono la porta più comoda
Gestionali installati anni fa, mai aggiornati, spesso raggiungibili da remoto per comodità del titolare o di un fornitore esterno. Ogni software che non riceve più aggiornamenti di sicurezza è una porta che resta socchiusa, anche se nessuno la usa più attivamente.
Nessuno guarda i log finché non è troppo tardi
La maggior parte delle PMI non ha nessun sistema che segnali un accesso anomalo o un tentativo di intrusione. Un attacco può durare settimane prima di essere notato, quando ormai il danno, economico o reputazionale, è già fatto.
Cosa fare, senza spendere una fortuna
Non serve un budget da grande azienda per alzare sensibilmente il livello di sicurezza: un audit iniziale per capire dove sono i punti deboli reali (non quelli presunti), l’attivazione dell’autenticazione a due fattori sugli accessi critici, l’aggiornamento dei sistemi esposti a internet e un minimo di monitoraggio degli accessi. Il costo di prevenire è quasi sempre una frazione del costo di rimediare dopo un incidente.